Fattibilità
Analizzo l’immobile, i vincoli e le possibilità concrete prima che le idee diventino scelte progettuali.
Co-fondatrice di Croma Studio
Progettazione, normativa, fattibilità e racconto visivo.
Precisione tecnica e sensibilità artistica per dare forma a progetti belli, solidi e realmente realizzabili.
Il mio percorso
Ciao, sono Giulia. Mi sono laureata in Architettura a Firenze con 110 e lode e oggi la mia vita è un incastro vivace tra la libera professione e l’essere mamma di tre figli.
La mia passione, oltre alla pizza, ha radici profonde nella terra: amo le belle case e soprattutto l’architettura rurale. Il mio cuore batte per i vecchi casali toscani, spazi che custodiscono storia, autenticità e possibilità ancora da rivelare.
In studio porto questa sensibilità anche attraverso la fotografia e l’illustrazione, strumenti che mi aiutano a restituire ogni progetto con uno sguardo personale e un tocco artistico.
«Ogni progetto solido nasce da un’idea capace di confrontarsi con la realtà.»
Il mio approccio
Non lasciatevi ingannare dal lato creativo: ho una mente decisamente burocrate. Amo far quadrare ogni aspetto tecnico perché un progetto sia non soltanto bello, ma realmente fattibile.
Analizzo l’immobile, i vincoli e le possibilità concrete prima che le idee diventino scelte progettuali.
Seguo pratiche edilizie, aspetti urbanistici e iter autorizzativi con ordine, precisione e attenzione.
Trasformo la visione in un sistema coerente, verificabile e tecnicamente impeccabile.
Fotografia e illustrazione mi aiutano a comunicare l’atmosfera, la materia e il carattere futuro degli spazi.
Cosa porto in Croma
Il mio compito è evitare che il sogno di una casa diventi un incubo burocratico. Metto ordine nella complessità e costruisco le condizioni perché ogni intuizione possa diventare un intervento corretto, solido e destinato a durare.
Il percorso di Croma ha preso forma quando ho conosciuto Margherita. È bastato poco per capire che parlavamo la stessa lingua: le nostre visioni si incastravano con naturalezza e trasformavano le differenze in un metodo di lavoro condiviso.